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Libro tascabile
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Un mwbwlibro tascabile è, alla lettera, un libro che si può "mettere in tasca": i libri tascabili si distinguono per le dimensioni ridotte rispetto alle edizioni rilegate e per il prezzo contenuto. Un'altra caratteristica comune ai tascabili è la legatura in mwcabrossura, fatta allo scopo di contenere il prezzo di copertina (che però rende i volumi molto più deperibili). Sono stati i primi libri a uscire nelle mwcqedicole, infatti le prime collane di libri tascabili uscirono come numeri di mwcgpubblicazioni periodiche.
Contents
• Note
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Nel mondo
• Nel mondo mwewanglosassone i tascabili sono noti come "paperbacks", contrapposti agli "hardcover books", a copertina rigida. Anche se esiste l'espressione "pocketbook" (e cioè, letteralmente, "libro da tasca"), per gli anglosassoni la distinzione più importante è tra una copertina rigida ("hard") e una di carta. La prima e più prestigiosa casa editrice di tascabili è la britannica mwfaPenguin Books, che iniziò a pubblicare libri in questo formato nel mwfq1935. Però esisteva già la "Collection Nelson", dal mwfw1910, una collana internazionale, che aveva sede a mwgaParigi, mwgqLondra, mwggEdimburgo e mwgwNew York. Sono note, tra mercato britannico e statunitense, anche diverse collane di mwhaAce Books, Avon, mwhgBallantine Books, mwhwBantam Books, mwiaDell Publishing, mwiqHarperCollins, Lancer Books, Pocket Books (della mwjaSimon & Schuster), Popular Library (mwjg1928-mwjw1961) o mwkaVintage Books (della mwkqAlfred A. Knopf). Negli mwkgStati Uniti dalla seconda metà del XIX secolo erano popolari i cosiddetti mwkwDime novel, mentre in Gran Bretagna i loro equivalenti erano i mwlaPenny dreadful.
• In mwlgFrancia e negli altri mwlwpaesi francofoni i tascabili sono noti come mwmalivres de poche, dal nome di una delle più importanti collane tascabili francesi, comparsa nel mwmg1953. La collana più nota è la "Folio" della mwmwGallimard (nata nel mwna1972). Altre collane sono "J'ai lu", "10/18", "Points" (della mwnqÉditions du Seuil) o "Pocket" (della casa editrice mwngPresses de la Cité).
• In mwoaGermania una delle primissime collane tascabili, la mwoqReclams Universal-Bibliothek venne lanciata nel mwog1867. Ma l'editore Bernhard Tauchnitz (1816-1895) aveva già fatto circolare dei volumetti per viaggiatori dal mwow1841. In anni più recenti sono molto note la Taschenbuch di mwpaFischer e l'omonima collana presso mwpqSuhrkamp.
• In mwpwSpagna sono molto noti i tascabili dell'Editorial DeBolsillo.
In Italia
Esordi in Italia
Già nel XIX secolo, la mwrgCasa Editrice Sonzogno - fondata da Giambattista Sonzogno - esordisce con una serie di pubblicazioni economiche che spaziano dalle traduzioni di classici greci ai manuali, dalla letteratura italiana e straniera contemporanea, dalla letteratura d'evasione agli almanacchi tematici; l'editore ha inoltre l'idea innovativa di regalare agli abbonati delle sue riviste o giornali un libro o la stampa di un quadro.
Nel 1933 esce la collana economica mwsqI Corvi, edita dall'Editore mwsgDall'Oglio-mwswCorbaccio: divisa in diverse sezioni (verde, rosa, nera, gialla, scarlatta, avorio, oro, oltremare, illustrata, viola, argento, grigioperla, avana), ognuna avente numerazione, argomento e copertina diversi. I titoli, all'inizio venduti a 5 lire, vennero ristampati fino al 1991.
Nel Secondo Dopoguerra, prende avvio la mwtqBiblioteca Universale Rizzoli, ossia la BUR: con un aspetto diverso da quello di oggi e dimensioni molto più piccole (10,2 × 15,6mwtg cm), veste editoriale spartana con copertina grigia con caratteri sempre uguali e nessuna illustrazione. La BUR, nata nel 1949, pubblicava classici della letteratura, attingendo dal catalogo dell'Editore mwtwRizzoli, o semplicemente ripescando titoli del passato esenti da mwuacopyright. I primi titoli vennero stampati a 10.000 copie, ma presto si dovette raddoppiare e triplicare la tiratura. L'idea base era quella di vendere al prezzo fisso di 50 lire (poi portato a 60) i volumetti che potevano essere singoli o doppi o tripli, con una numerazione dei titoli e un prezzo fisso, proporzionale alle centinaia di pagine.
Un'altra collana nata nel 1949, e rilevata da mwugFeltrinelli nel 1955, fu la mwuwUniversale economica, una formula e un nome che andrà distribuendosi presso altri editori. Dietro questo mwvaprogetto c'era l'idea di avvicinare la cultura al popolo a 100 lire a volume.
Nel 1953, l'Editore Bompiani pubblica la collana economica mwvgI Delfini.
Il principale editore italiano, mwwaArnoldo Mondadori, risponde nel 1954 con la collezione mwwqI Libri del Pavone, che in 11 anni pubblicò 265 titoli di famosi romanzi da tutto il mondo. Ma il tascabile più noto dell'editoria italiana inizia nel 1965, e precisamente il 27 aprile, con la distribuzione in edicola del primo mwwgOscar Mondadori: mwwwmwxaAddio alle armi di mwxqErnest Hemingway. Il primo Oscar esaurirà in giornata una tiratura di 60.000 copiecite-ref-1[1], per poi vendere 210000 copie nella prima settimana e quasi 400000 due mesi dopo.cite-ref-2[2] La ragione del successo degli Oscar sta in diversi fattori: il prezzo, fisso (350 lire); la presenza puntuale in edicola ogni martedì (che creava fidelizzazione); un catalogo di testi (rigorosamente di narrativa) che a differenza dei BUR era basato sui successi editoriali degli ultimi anni; una prima timida forma di marketing pubblicitario; le accattivanti copertine a colori. In questo modo la casa editrice mwzgMondadori veniva incontro alle esigenze di un pubblico più vasto di quello tradizionale delle librerie. Infine, il tascabile, essendo considerato pubblicazione periodica, godeva di notevoli sgravi fiscalicite-ref-cadioli-ibidem-3-0[3].
Il boom della vendita in edicola
Il successo degli Oscar scatenò una corsa ai tascabili da parte di case editrici piccole e grandi, decise a invadere questa nuova, inattesa fetta di mercato sfruttando in molti casi il proprio catalogo ripubblicandone i titoli nel nuovo formato economico. Dopo gli Oscar Mondadori, in maggio uscirono i Grandi libri mwbqGarzanticite-ref-4[4]; in giugno i tascabili mwcgSansoni; in settembre mwcwDall'Oglio e mwdaLonganesi, oltre a molti altri editori minori o esordienti. Le edicole furono letteralmente sommerse di volumi. L'esigenza di collocarsi sul mercato andava a volte a scapito della qualità: in generale questi tascabili erano traduzioni di opere straniere, spesso cattive e frettolose o tagliate senza indicazioni.
Il crollo
Il crollo non si fece attendere: a un anno dall'uscita del primo Oscar, le rese raggiunsero il 30% delle tirature. Le case editrici cessarono le pubblicazioni in edicola: la moda dei tascabili, o "libri-transistor" era già finita. Rimasero però le collane più prestigiose (mwdwOscar, mweaBur, Grandi libri mweqGarzanti), destinate però col tempo ad assumere una fisionomia molto diversacite-ref-cadioli-ibidem-3-1[3].
Il tascabile in libreria
Negli mwgaanni sessanta i tascabili italiani avevano portato il libro in edicola, con un marketing magari sfacciato, ma in grado di trovare un pubblico nuovo: quello dei quotidiani e delle riviste. In questo senso, i tascabili svolsero un importante ruolo di mwgqalfabetizzazione e di diffusione della cultura in una società ancora in gran parte basata sui vari mwggdialetti e in rapida evoluzione. Si trattava sempre di ristampe di titoli di successo, oltre ai classici della letteratura: il lettore perciò sapeva di poter andare sul sicuro, spendendo poco.
Il successo del tascabile lo portò inevitabilmente a misurarsi con un'altra fascia di mercato in rapida espansione, quello degli studenti. Negli mwhaanni settanta i tascabili entrarono nelle scuole e nelle facoltà, diventando strumenti di studio sempre più raffinaticite-ref-5[5]. Le traduzioni diventano più curate; le introduzioni si trasformano talvolta in raffinati apparati critici, per le quali vengono mobilitati critici e storici della mwiqletteratura (è il caso degli Oscar, dei Grandi Libri, della BUEcite-ref-6[6], dei mwjgCentopaginecite-ref-7[7], degli Struzzi e della PBE mwkwEinaudi). Gli Oscar intanto diversificano il prodotto, cominciando a pubblicare anche mwlamanuali (talvolta non ristampe, ma titoli originali) e mwlqfumetti (anche se il formato iniziale non è molto congeniale). Alla crescita qualitativa del prodotto corrisponde però la crescita del prezzo e la fine della politica del prezzo fisso. Verso la fine degli anni settanta un Oscar poteva costare intorno alle 3-5000 lire; 10-20.000 alla fine del decennio successivocite-ref-8[8]. Pur continuando a uscire anche nelle edicole, questo tipo di tascabili è ormai venduto soprattutto sugli scaffali delle librerie.
Il nuovo ruolo del tascabile
Sempre negli anni settanta si assistette a una sorta di rivoluzione copernicana nella percezione del libro. Nel decennio precedente il tascabile era visto infatti come una volgarizzazione del libro, una sorta di mwnariduzione (per bambini, per persone di limitata cultura o disponibilità economica ecc.), contrapposta al volume prestigioso, grande, rilegato. Ma la crescita qualitativa del tascabile fa sì che il prodotto sia visto sempre più come emblema della cultura mwnqtout-court: i tascabili diventano i principali libri di studio o di lavoro e non ammuffiscono nelle vetrine delle librerie ma si infilano nelle tasche di cappotti e degli eskimo. Molte case editrici universitarie (anche per carenza di fondi) pubblicano testi soltanto in versione paperback. Dal momento poi che un libro deve avere già venduto bene nella sua edizione rilegata per approdare a una ristampa in formato tascabile, l'edizione tascabile diventa una sorta di celebrazione del successo commerciale di un'opera. In breve, i tascabili diventano molto spesso i libri preferiti dalle persone che leggono molto. Anche se rimangono più deperibili rispetto alla classica edizione rilegata.
Tra le collane economiche e tascabili ci sono anche i Gabbiani del mwnwSaggiatore, la Piccola Biblioteca mwoaAdelphicite-ref-9[9], la GUM della mwpqMursia, l'Universale mwpgLaterza, i Delfini presso mwpwBompiani, le Idee presso mwqaEditori Riuniti, La Tasco di SugarCo, l'universale Cappelli, i Rombi della mwqqMarietti, l'intera mwqgTEA, la mwqwLato Side (mwra1978-mwrq1983) e ancora collane presso mwrgBollati Boringhieri, mwrwLa Nuova Italia, mwsaLe Monnier ecc. fino alle nuove case editrici degli mwsqanni ottanta e mwsganni novanta che nascono sempre con almeno una collana se non quasi tutte in formato tascabile, sia pure però per la libreriacite-ref-10[10].
La seconda ondata: Newton e Millelire
Celebrati dal mondo della cultura, i tascabili hanno nel frattempo smesso di essere "tascabili" in senso stretto, sia per le dimensioni che per i prezzi. Il che lascia spazio a una "seconda ondata" di edizioni tascabili a prezzi ridotti, che guardano di nuovo alle edicole come punto privilegiato di diffusione al pubblico. Apre la strada la mwuqNewton Compton, che lancia una mwugBiblioteca Economica. Il catalogo è più o meno il solito (grandi classici del passato, possibilmente esenti da copyright), i traduttori sono meno noti, la grafica, soprattutto all'inizio, poco curata (copertine verde pisello e prezzo in rilievo con caratteri dorati), ma l'obiettivo principale è contenere il prezzo: solo 3.900 lire. La formula avrà successo e porterà la Newton a ripeterla in altri formati, piccoli e grandi: dai mwuwCentopagine-Millelire, con oltre 20 milioni di copie vendute in un annocite-ref-11[11] e circa 60 milioni in dieci annicite-ref-12[12], ai mwxaMammut, enormi tomi rossi che riescono a vendere in edicola "Tutto-mwxqDante", "Tutto-mwxgVasari", "Tutto-mwxwKafka" ecc. a sole 9.900 lire.
Stavolta è il successo della Newton e di altre piccole case editrici indipendenti (tra cui mwyqStampa Alternativa coi suoi Millelire, che pure per il formato esiguo non sono "tascabili" nel senso tradizionale del termine) a stimolare le case editrici più grandi, tra cui la mwygMondadori. Quest'ultima, a metà mwywanni novanta, vara una nuova collana di tascabili destinati a edicole, librerie e grande distribuzione: i mwzaMiti Mondadori. L'esempio sarà seguito anche stavolta in breve tempo dagli altri principali editori italiani, per esempio con i Superpocket, editi in collaborazione da Rizzoli e dalle case editrici del mwzqGruppo Editoriale Mauri Spagnol.
In questa seconda ondata si può anche mettere la caratteristica di far coincidere i libri tascabili come libri "per giovani", o comunque con un target specifico (come il lancio per esempio di collane quali la Stile Libero di mwzwEinaudi, fondata nel mw0a1996). Né si deve dimenticare che anche i mw0qdizionari hanno edizioni ridotte e a volte davvero tascabili (da viaggio). Inoltre esistono le edizioni parascolastiche (come per esempio la mw0gEditrice Bignami, con i suoi famosi e famigerati "Bigini", libretti di "pronto soccorso" scolastico).
Evoluzioni e multimedialità
Negli ultimi anni dunque il mercato dei tascabili si è andato assestando su due fasce di mercato, a cui corrispondono due prodotti abbastanza diversi: semplificando, possiamo dire che esiste un tascabile (costoso) di qualità (che corrisponde grossomodo a quello che nei paesi anglosassoni è chiamato "trade paperback") e un tascabile "popolare" più conveniente (corrispondente ai "mass market paperback" anglosassoni), con una grafica più appariscente, un prezzo più contenuto e un mw1qparatesto critico meno importante o nullo.
Una novità dei mw1wprimi dieci anni del nuovo secolo è anche la mw2amultimedialità: sempre più spesso i tascabili sono abbinati a mw2qCD, mw2gVHS o mw2wDVD, in un tentativo di raggiungere un pubblico più attento al linguaggio audiovisivo che a quello letterario. Del resto la missione dei tascabili è sempre stata quella di aprire la breccia della lettura ai nuovi fruitori.
Note
cite-note-11. ↑ Alberto Cadioli, mw4gL'industria del romanzo, Editori Riuniti, Roma 1981, pp. 111-117
cite-note-22. ↑ mw5gmw5wthevision.com, mw6ahttps://thevision.com/cultura/oscar-mondadori/?fbclid=IwAR2uDtresHiN2EYdNsdfAV-rzHNNOi65FBY107DMtNVEJhI6uTAlWKWswW0mw6q Titolo mancante per url mw6gurl (aiuto).
cite-note-cadioli-ibidem-33. ↑ Cadioli, mw8gibidem.
cite-note-44. ↑ Su progetto di mw9gAttilio Bertolucci, che sceglieva traduttori più affidabili.
cite-note-55. ↑ Cadioli, mw-givi, pp. 143-155.
cite-note-77. ↑ Collana diretta da mwaqiItalo Calvino.
cite-note-88. ↑ È altrettanto sintomatica la moltiplicazione delle sottocollane, che negli anni hanno raggiunto oltre 30 tipi di serie, tutte marchiate Oscar.
cite-note-1010. ↑ Vanno ricordate ancora alcune collane almeno di mwaq0BC Dalai, mwaq4Cortina (la collana Minima), mwaq8Donzelli, mwaraE/O, mwareFanucci, mwariFazi, mwarmFrassinelli, mwarqGiunti, mwaruGuanda, mwaryIperborea, mwarcMarcos y Marcos, mwargMarsilio, mwarkminimum fax, mwaroil Mulino, mwarsNeri Pozza, mwarwPiemme, mwar0Sellerio, mwar4Sperling & Kupfer e mwar8Zanichelli, quindi poco più tardi mwasaArchinto, mwaseAliberti, mwasiChiarelettere, mwasmIl melangolo, mwasqNottetempo, mwasuQuodlibet, mwasyVoland e innumerevoli altre.
cite-note-1111. ↑ Paolo Conti, "Millelire per cento pagine, un boom", in mwasoCorriere della Sera, 9 novembre 1993, p. 15 mwasshttp://archivio.corriere.it/Archivio/interface/view_preview.shtml#!/NTovZXMvaXQvcmNzZGF0aS9AMTQxNjg5
cite-note-1212. ↑ mwas8mwatanewtoncompton.com, mwatehttps://www.newtoncompton.com/collana/livemwati Titolo mancante per url mwatmurl (aiuto).
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